Quella di Renzi è la “buona scuola” dei dirigenti

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Siamo alla conclusione dell’anno scolastico e i nodi della riforma della scuola vengono messi in evidenza dalle proteste di studenti e personale scolastico che difendono l’idea di scuola pubblica messa seriamente in discussione da questa legge che sta per essere approvata al senato.

Anche sui giornali locali leggiamo in questi giorni dichiarazioni di dirigenti scolastici che non perdono tempo per salire sul carro di Renzi, quando promette più potere  e incentivi di stipendi. Affermare che la protesta contro i quiz dell’Invalsi  lorda la scuola o attaccare pesantemente i sindacati  per uno sciopero che mette in evidenza i rischi gravissimi a cui andrebbe incontro il sistema della scuola pubblica se la riforma  venisse veramente approvata, dimostra  che le obiezioni fatte fin qui a questo disegno di legge sono giuste.

La violenza verbale delle affermazioni di molti dirigenti in risposta alle proteste dimostrano che non si aspetta nemmeno la conclusione dell’iter parlamentare per acquisire pienamente quell’eccesso di potere  che spesso abbiamo denunciato in questi mesi. Che faranno ora i dirigenti di queste scuole in cui docenti preparati e consapevoli si oppongono con gli strumenti che hanno a disposizione alla distruzione sistematica del sistema della scuola pubblica? Compileranno liste di proscrizione o assumeranno in futuro solo i docenti che hanno obbedito? Ce lo dicano perchè qui vengono messe in campo due idee di scuola: quello dei docenti, degli studenti e delle famiglie che sostengono un modello di scuola pubblica dove tutti hanno cittadinanza, dove si programmano interventi educativi adeguati ai bisogni degli alunni, dove anche la valutazione avviene in base a parametri pedagogici.

Poi c’è l’idea di scuola del governo Renzi e di molti dirigenti che hanno intravisto in questa legge un modo per acquisire più potere e quindi anche una remunerazione maggiore. Questo modello implica la privatizzazione della scuola, con finanziamenti minimi da parte dello Stato che invece elargisce a piene mani i soldi alle private; la scuola azienda  progetta in base ai finanziamenti dei privati, i dirigenti assumono direttamente i docenti con tutte le problematiche di tipo clientelare che questo comporta. Inoltre  in base alla valutazione Invalsi solo le scuole con poche problematiche sociali e quindi più competitive avranno finanziamenti maggiori, mentre quelle che non raggiungeranno  certi standard resteranno all’asciutto.
Anche i dirigenti che sbandierano sui giornali  opinioni personali in libertà mettendo in un unico calderone progetti didattici e sciopero dell’Invalsi, dimostrano di avere le idee poco chiare e si accorgeranno fin troppo presto che anche  le iniziative eccellenti coordinate da docenti preparati e disposti a sacrificare parte del loro tempo per pochi euro, potrebbero anche non essere più finanziate in base ai risultati dei test sulla valutazione, così come sono concepiti oggi.

Non si dica poi che la scuola perde di credibilità per uno sciopero degli scrutini. Le famiglie sono ben consapevoli dei disastri   che provocherebbe la riforma della “buona scuola”, tanto è vero che sostengono in tutta Italia la proposta della LIP (legge di iniziativa popolare). Certo non si e perso tempo per  ricattare i professori e metterli in cattiva luce davanti a colleghi e famiglie. D’altronde il motto “divide et impera” è sempre attuale, ma non funzionerà in questo caso, perchè questa volta si è  andati  davvero oltre.

Rifondazione Comunista sceglie quindi di stare a fianco dei sindacati, dei docenti e del personale della scuola, degli studenti e delle famiglie per difendere la scuola statale dagli attacchi  così violenti di governo e dirigenti che ben si qualificano  attraverso i loro commenti e ricorda che comunque i cittadini la loro risposta hanno cominciato a darla con queste elezioni dove il partito dell’astensione è il primo partito in Italia e dove il governo della cosiddetta buona scuola ha perso due milioni di voti.

VALERIA GHISO
Responsabile provinciale scuola

13 giugno 2015

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